Sorpresa! Ho traslocato QUI :-)
mercoledì 14 aprile 2010
domenica 11 aprile 2010
Io sto con Emergency
Io sto con Emergency.
Senza se e senza ma.
Sono una dei tanti italiani che si sentono più rappresentati all'estero da Gino Strada, che cura da anni feriti e malati, che dai propri governi, che partecipano da anni ad una guerra inutile e crudele.
E allora ho firmato QUI.
Pubblicato da
stelladisale
alle
21:22
13
commenti
Etichette: - pensieri vari
martedì 6 aprile 2010
Torta di pizza pasquale con nocino

Oggi è il giorno delle 99 colombe, anniversario del terremoto a L'Aquila, e molti blogger faranno un post dedicato all' azienda Sorelle Nurzia.
Questa è la mia ricetta, realizzata con due prodotti Nurzia, una variante della torta di panettone fatta a natale, ma 'sta volta col nocino, il mio, che con la cannella della pizza ci sta benissimo.
La pizza pasquale aquilana delle sorelle Nurzia è un pane dolce basso, più duro di una focaccia/briosce e con un dominante sapore di cannella. Al suo posto può essere usato qualunque dolce anche stantio, leggermente speziato oppure no, anche una colomba avanzata, una fugassa, una briosce, un pandolce.
500 gr di pizza pasquale aquilana
700 ml di latte di mandorle bio non dolcificato
50 gr di nocino fatto in casa
50 gr di zucchero di canna chiaro bio
100 gr di mandorle (armelline) di albicocche bio
Ho lasciato a mollo la pizza a dadini nel latte per un paio d'ore poi l'ho passata al passaverdure.
Ho aggiunto gli altri ingredienti ed ho infornato in una teglia di ceramica coperta con carta forno ammollata. Ho cotto 1 ora e mezza a 170 gradi e mezz'ora a 150.
Si spande un profumo buonissimo di nocino ed è buonissima anche tiepida, morbidina all'interno, ma si conserva benissimo parecchi giorni, si tiene in frigo.
La salsa l'ho fatta sciogliendo a bagno maria un pezzetto di torrone morbido alle arance candite e mandorle sorelle Nurzia, cui avevo tolto l'ostia, con un cucchiaio di latte di mandorle.
Pubblicato da
stelladisale
alle
15:24
19
commenti
Etichette: * dolci
sabato 3 aprile 2010
lunedì 29 marzo 2010
Palline riso nori ume

Mai stato così fermo sto blog come in questo periodo, mah, secondo me è fisiologico, vedo che non capita solo a me, dopo 2/3 anni ci si stufa d'avere un blog, lo si abbandona o lo si trasforma in qualcos'altro o comunque si rallenta notevolmente, poi io sono una che mi stufo anche facilmente per cui mi sembra di avere resistito anche troppo, comunque volevo segnalare due cose che ci saranno tra un mese circa:
Il giardino di delizia dove ero stata due anni fa e ne avevo parlato qui, e Officinalia dove forse andrò invece quest'anno per la prima volta e magari ci si incontra, non so.
Queste palline sono un classico spuntino macrobiotico, semplicissime, non sto neppure a fare il pdf per una ricetta che non è una ricetta ma un assemblaggio.
Basta prendere del riso integrale cotto (facendogli assorbire tutta l'acqua di cottura, senza sale, perlomeno io non lo metto), fare delle palline con le mani bagnate, infilarci un pochino di purea di umeboshi e avvolgerci intorno dell'alga nori tostata, un quadretto, un quarto del normale foglio da sushi. Per farla aderire bene basta bagnarla. Non sono carine?
Le avevo viste tempo fa qui.
Pubblicato da
stelladisale
alle
17:32
17
commenti
Etichette: * antipasti, ricette vegane
venerdì 19 marzo 2010
La cosa giusta
Oggi è il 19 marzo, festa del papà direte voi, san giuseppe direte voi. Si ma è anche l'anniversario di questo omicidio. Ed io che non ho niente da postare stavo giusto pensando di fare un post su "fa la cosa giusta", che c'entra, direte voi, c'entra, e a me piacciono le cose tutte collegate insieme, anche a rischio di fare un post incasinato, e mi piacciono i segnali che la giornata mi manda, le associazioni (in tutti i sensi), e oggi trovo nei blog questo anniversario, poi entro nel sito e c'è libera, libera che era anche a "fa la cosa giusta", Libera - associazioni nomi e numeri - contro le mafie, e nel caso vi fosse sfuggito domani, 20 marzo 2010, a Milano si celebra la XV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che in realtà sarebbe il 21, primo giorno di primavera.
Dicevo che sono andata a "fa la cosa giusta" quest'anno, e un po' mi è spiaciuto vedere che nessun food blogger ne ha parlato. E' una interessantissima fiera che vi consiglio per l'anno prossimo, dove tutto è equosolidale-ecologico-biologico-ricicloso-eticamentepensato e dove c'è di tutto, dai vestiti le scarpe le borse alle associazioni di volontariato, dai viaggi alle assicurazioni alla banca (etica ovviamente), dai detersivi ecologici ai libri, dai pannelli solari ai pannolini lavabili e poi ovviamente c'è tutto il settore mangereccio, bio soprattutto, da tutt'italia. E' il posto dove trovare tutto quello che non si trova facilmente, e a prezzi convenienti, insomma segnamocelo per l'anno prossimo. Magari ci vediamo anche, c'è anche il ristorante.
Io in realtà non ho comprato molte cose.
Apro una parentesi, chi mi conosce lo sa, non mangio mai cioccolato, non solo perchè sono un pochino macrobiotica/vegana ma anche perchè non mi piace, da circa una decina d'anni mi nausea, soprattutto quello al latte o con cremine sdolcevoli. Ecco è andata a finire che ho trovato del cioccolato che mi piace, proprio adesso che vorrei stare a dieta che è primavera, lo sapevo che sarebbe andata a finire così quando avrei assaggiato quello modicano! :-)
Perchè è l'unico fatto solo con cacao e zucchero di canna, senza lecitina, senza burro di cacao, senza latte, buonissimo! Friabilissimo e non duro come il fondente.
L'ho comprato di questa azienda qui, Laboratorio Dolciario Artigianale Don Giuseppe Puglisi, che già il nome è un programma, una casa d'accoglienza e un laboratorio che utilizza solo materie prime equosolidali.
Poi ho anche comprato del formaggio buonissimissimo, di capra, questo. E dei saponi, delle gallette di mais, una crema per il viso, i peperoni cruschi della basilicata (assolutamente da provare, buonissimi), quell'affarino magico per depilarsi che sembra una cartina abrasiva, anzi è una cartina abrasiva, e funziona benissimo e fa sentire cretine tutte quelle che hanno speso un sacco di soldi a farsi torturare per anni dalle estetiste, e m'è anche venuta voglia di salumi da maiali felici, e mi sono entusiasmata per queste cose qui o queste, e ho preso un po' di depliant.
Poi a casa mi sono messa a guardare tutti i siti del catalogo, i siti internet, e ti cadono le braccia e ti viene uno scoramento.... almeno metà non si aprono o non funzionano o sono bruttini o non danno informazioni basilari, insomma signori svegliatevi, anche voi etici-solidali-ecologici-riciclosi, anzi soprattutto voi, che degli altri chissenefrega, lo so che non passerete mai di qua perchè i blog magari neppure sapete cosa sono, ma svegliatevi, è internet il mezzo giusto ormai! non avete visto cosa riescono a fare i blogger quando si uniscono per "fare la cosa giusta"?
Pubblicato da
stelladisale
alle
16:30
25
commenti
Etichette: - pensieri vari
giovedì 11 marzo 2010
99 colombe per 99 cannelle

Ogni giorno porta qualcosa di piccolo e grande insieme, un post interessante, una mail inaspettata, scoprire affinità con gente sconosciuta... oggi scopro che mentre io stavo trascurando il mio blog qualcosa e qualcuno si muoveva e nasceva un progetto bellissimo, come capita spesso nella rete, questo.
99 colombe che sono 99 blog in volo nella rete per diffondere aiutare sostenere.
Di cosa si tratta lo leggete qui.
Sorelle Nurzia è un'azienda storica di L'Aquila, famosa soprattutto per i torroni morbidi buonissimi, ma che produce anche altre cose, colomba e pizza di pasqua per esempio. Ha bisogno d'aiuto perchè "quando ci sono grandi avvenimenti catastrofici, situazioni negative che cambiano la vita, di contro ci sono nuove risorse che lo spirito di sopravvivenza ti spinge a tirare fuori"* ma niente si può fare da soli.
I prodotti si possono ordinare in email e qui ci sono informazioni e listino prezzi. Altre informazioni si aggiungeranno nel blog.
All'iniziativa possono partecipare i foodblog con una ricetta che riguardi i prodotti Sorelle Nurzia, ma possono partecipare anche altri blog non di cucina, con altre cose altre idee, racconti disegni immagini.
Lo scopo è diffondere i prodotti il più possibile oltre i confini regionali e oltre il periodo natalizio.
* - tratto da questa lettera
Pubblicato da
stelladisale
alle
11:53
7
commenti
Etichette: - pensieri vari
domenica 28 febbraio 2010
Muffin al limone vegani senza zucchero

Uno dei pregiudizi più strani che circola tra gli onnivori (categoria un po' ignorante ma simpatica eh della quale del resto faccio parte in linea teorica pure io e che spesso è onnivora solo in linea teorica, appunto, perchè in realtà tende a fissarsi su pochi alimenti preferiti e a mangiare in modo molto squilibrato ma nonostante questo ha la presuzione di essere dalla parte giusta nonostante tenda ad essere costantemente ammalata) è che le uova siano indispensabili per fare i dolci, se no non lievitano. Dico strani perchè dovrebbe essere ovvio che per fare lievitare qualcosa quello che serve è il lievito, lo dice la parola stessa. Semmai le uova saranno indispensabili quando il lievito non c'è, come nel pandispagna. O serviranno a dare sapore, ma i dolci vegani lievitano come tutti gli altri. Questi muffin per esempio. La prima volta che li ho fatti mi sono dimenticata di mettere l'amido e sono venuti buonissimi lo stesso, l'impasto da crudo era più liquido e da cotti erano morbidissimi, più di questi. Per cui non è neppure indispensabile utilizzare qualcosa che sostituisca le uova, come l'amido, la banana, i semi di lino tritati, il no-egg, basta il lievito. Che in questo caso è il cremor tartaro con bicarbonato e amido che vendono nei negozi bio, bustina gialla, quello naturale che viene dalla fermentazione del vino.
Il lievito chimico per dolci, a parte il fatto che contiene additivi tossici, lo si sente troppo nei dolci “normali” figuriamoci in questi! Sconsigliatissimo.
Sono leggermente acidi perchè sanno parecchio di limone, ma si possono fare anche con arancia o mandarino se il limone non piace. Al posto dello zucchero c'è il malto e sono dolci il giusto. I grassi ci sono anche quelli, c'è l'olio d'oliva. Insomma c'è tutto. Anche le calorie. Perchè i dolci vegani/macrobiotici non sono dietetici nel senso di dimagranti, semmai possono essere salutari e utili a chi ha intolleranze o intossicazioni (perchè in realtà sembra che spesso le intolleranze siano intossicazioni, che le uniche intolleranze davvero provate siano quella al glutine e quella al lattosio). Qui c'è il latte di mandorle che è anche dolce ma qualunque latte vegetale va bene e quasi tutti i latti vegetali sono naturalmente dolci: avena, kamut, riso.
Parentesi: ormai si sa che le uova non sono responsabili del colesterolo alto e che non fanno male nella giusta quantità se sono biologiche, e non sono nemmeno molto caloriche, per cui se non si è vegani o intolleranti secondo me evitarle non ha senso, basta non esagerare. Se quei pochi dolci che faccio sono di solito vegani è semplicemente perchè mi diverte farli e mi piacciono di più come gusto e sono più digeribili.

200 gr farina tipo 0 bio
25 gr amido di mais bio
1 cucchiaino di cremor tartaro di quello già addizionato con bicarbonato
100 ml malto di grano bio
100 ml latte di mandorle bio non dolcificato
100 ml olio evo bio
il succo di un limone bio (50 ml circa) e la buccia
1 cucchaino di aceto di mele bio
Mescolare i primi tre ingredienti, quelli secchi, con la buccia del limone tolta col rigalimoni o grattugiata.
In un altro contenitore mettere tutti gli ingredienti liquidi (comodissimo un contenitore graduato) mescolare con una forchetta e versare sugli ingredienti secchi, mescolare in modo approssimativo, devono rimanere i grumi, non si deve vedere più la farina ma NON va mescolato bene.
Versare negli stampini da muffin fino a 2/3 dell'altezza.
Cuocere in forno caldo a 180 gradi per 25 minuti circa.
Quando sono freddi ci si può versare sopra dello sciroppo o della glassa, io ho provato entrambi i modi, ma sono buoni anche senza niente. Per lo sciroppo basta scaldare sul fuoco il succo di un limone con un cucchiaio di malto, se si mettono anche le bucce del limone a filini si fa bollire qualche minuto, poi si versa sui muffin. Per la glassa stesso procedimento, solo si aggiunge un cucchiaino di amido di mais e si cuoce a fuoco bassissimo fin quando è denso, poi si versa sui muffin.
Non chiedetemi a cosa serve l'aceto perchè non lo so, l'ho visto in una ricetta e l'ho scopiazzato, so solo che avendoli fatti 4 volte una volta li ho fatti anche senza aceto di mele e mi piacciono di più con.

vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
14:38
45
commenti
Etichette: * dolci, ricette vegane
martedì 23 febbraio 2010
Marmellata di arance e pectina naturale

Ultimamente sembra non faccia altro che marmellata di arance, l'ho già fatta 4 volte sempre diversa e sempre buona. In giro ci sono un sacco di ricette. Questa è quella che preferisco, anche se c'è lo zucchero (ho provato anche col malto, buona ma non è proprio la classica marmellata).
La ricetta è simile a quella dell'artusi, questa. Solo che non ho messo acqua, neppure il limone e ho messo meno zucchero e ho messo anche lo zenzero e ho anche provato a fare la pectina naturale. La ricetta è simile anche a quella di claudia, ricetta di famiglia tramandata da generazioni, ecco chi gliel'ha data all'artusi la ricetta! :-)
Mi piace perchè delle arance si usa tutto, e si fa in un attimo, tranne ovviamente i tempi morti della cottura e dell'ammollo, che comunque non c'è neppure bisogno di mescolare spesso. Facilissima.
La storia della pectina naturale invece mi incuriosiva da tempo. Praticamente si fanno cuocere a lungo (a bagno maria o a fuoco bassissimo) gli scarti della frutta (torsoli e buccia di mele, buccia e semi di agrumi) e poi si lascia a colare, se non è abbastanza densa si cuoce ancora un po' e quella è pectina che si può aggiungere alle marmellate come addensante.
Marmellata di arance
Ho messo a mollo nell'acqua 4 arance dopo aver bucherellato la buccia con la forchetta, le ho lasciate 3 giorni cambiando l'acqua 2 volte al giorno, mattino e sera.
Poi le ho tolte dall'acqua, ho eliminato le due calotte e le ho poi tagliate in quarti e poi in fettine sottili e le ho pesate. Erano circa un chilo.
Ho messo in pentola, quella di ghisa, aggiunto 300 grammi di zucchero di canna di quello chiaro, mischiato bene e messo sul fuoco con 60 grammi circa di zenzero tagliato a dadini piccoli e un paio di cucchiai di pectina fatta da me come spiegato sotto. Ho cotto per un'oretta e lasciato riposare tutta notte fuori dal frigo, il giorno dopo ho cotto un'altra oretta, invasato e sterilizzato. Sia lo zenzero che la pectina si possono omettere, così come ci si deve regolare con la quantità di zucchero secondo i gusti.
Pectina
Ho tenuto lo scarto di 4 o 5 mandarini e di un pompelmo che avevo spremuto (semi, parte bianca, buccia, tutto), ho tagliato a pezzi e frullato, messo in un pentolino con un po' di acqua, solo quella che basta per arrivare al bordo delle bucce, non di più, controllate che non galleggino ma che siano appoggiate sul fondo, ho cotto a fuoco bassissimo per 2 ore e poi ho messo in un colino fitto a scolare tutta notte. Il giorno dopo ho messo il succo colato in un pentolino ed ho cotto ancora un'oretta fino ad addensare. Me ne son venuti un paio di cucchiai.
Visti i tempi lunghi sarebbe meglio farne una quantità maggiore, basta mettere in freezer gli scarti della frutta mano a mano e quando se ne hanno un chiletto si fa la pectina, tanto poi si può conservare, avevo fatto una prova anche con le mele ed era venuta bene, si può fare un misto di mele e agrumi, quello che si vuole. Dosi consigliate: 100 grammi di pectina per ogni chilo di frutta, ma dipende dal tipo di frutta, comunque è la prima volta che provo, non sono neppure sicura che mi sia riuscita e non fatemi domande difficili.
Il procedimento lo trovate qui e anche qui.

Pubblicato da
stelladisale
alle
14:48
21
commenti
Etichette: * dolci, ricette vegane
venerdì 12 febbraio 2010
M'illumino di meno e pane senza impasto ancora
Per gli amici psi.
Sentite anche voi profumo di primavera? Si lo so che a Roma è nevicato, ma qui c'è un bel sole caldo ed io sento profumo di primavera.
Oggi è il 12 febbraio, giornata del risparmio energetico, "M'illumino di meno". Nient'altro da dire perchè mi sono stancata di scrivere sempre le solite cose. Oltretutto tornando al post dell'anno scorso mi sono accorta che anche l'anno scorso, il 13 febbraio, dicevo che c'era profumo di primavera! E lo dirò anche l'anno prossimo! Come un pesce rosso!

Questo pane è uguale a questo, perchè oltre a dire sempre le solite cose faccio anche sempre le solite cose... invece di tagliarlo in 4 parti l'ho solo allungato leggermente e cotto in un'unica pagnotta. Buonissimo.
50 gr di pasta madre appena rinfrescata (che vuole dire proprio appena rinfrescata un attimo prima), 500 gr di farina 0 bio, 250 gr di acqua circa (dipende dalla farina deve essere appiccicoso l'impasto ma non troppo), un cucchiaino abbondante di sale, un cucchiaino di malto
Ho impastato il tutto mezzo minuto, giusto per amalgamare gli ingredienti, con le mani, nella ciotola di acciaio dell'impastatrice (unica cosa che uso di 'st'impastatrice che da quando ce l'ho faccio sempre il pane senza impasto), ho messo il coperchio e lasciato in un armadietto dal pomeriggio alla mattina dopo, circa 16 ore, poi l'ho infarinato abbondantemente, dato due giri di pieghe e lasciato a lievitare un paio d'ore in un canovaccio. Nel frattempo ho scaldato il forno al massimo, ho allungato la pagnotta delicatamente senza schiacciare, l'ho pennellata di olio evo e cosparsa di sale affumicato, l'ho cotta a 250 gradi per 15 minuti e altri 10 minuti a 180 gradi. L'ho lasciata raffreddare un paio d'ore avvolta in un canovaccio e poi ne ho mangiata metà ancora tiepida :-)
Pubblicato da
stelladisale
alle
15:37
27
commenti
Etichette: - pensieri vari, * pane
mercoledì 3 febbraio 2010
Tagliatelle con ragù di seitan

Ho rifatto il seitan, e mi è venuto ancora più buono, e anche molto più grande, perchè ho filtrato bene l'acqua con l'amido per recuperare il più possibile di massa glutinica compresa la crusca. Insomma alla fine la resa è davvero soddisfacente, in cottura si è anche gonfiato molto e mi sa che la prossima volta ne faccio solo mezzo chilo di farina perchè era enorme. Il metodo è sempre questo.
Riassumendo: 1 chilo di farina di kamut integrale bio o altra farina integrale bio, si impasta senza setacciare come per fare il pane, solo con acqua, fino ad ottenere un impasto non appiccicoso, si mette almeno un'oretta in frigo, si toglie e si comincia a sciacquare in una pentola piena d'acqua tenendo un colino a maglie fitte sotto in modo da filtrare il tutto, si cambia l'acqua un paio di volte, deve diventare un ammasso spugnoso che sta insieme impastandolo, si forma una vera e propria “maglia”, un po' di amido lo si può lasciare che rimane più morbido.
Poi lo si fa bollire in acqua, salsa di soia, zenzero e kombu almeno mezz'ora, poi ci si fa quello che si vuole, spezzatino, scaloppine, qualunque cosa, simil-vitello tonnato, polpette...
Una parte l'ho tritata e ci ho fatto il ragù anche se devo dire la verità condire la pasta con qualcosa che viene dalla farina se pur composto sostanzialmente di proteine non mi piace molto, l'insieme risulta troppo pesante, nel senso che riempie molto, per cui meglio abbinarlo alle verdure, il seitan, il ragù per esempio lo si potrebbe usare per fare delle verdure ripiene.
Il ragù lo si fa come un normale ragù, un soffritto di carota sedano e cipolla (io ho usato solo carota e scalogno) poi si unisce il seitan tritato, si lascia insaporire, si aggiunge del vino rosso, si lascia evaporare, si cuoce almeno un'ora aggiungendo il pomodoro in pezzi, o della passata, si aggiusta di sale (ma il seitan è già stato insaporito bollendolo con la salsa di soia per cui potrebbe non esserci bisogno). Io preferisco non cuocerlo troppo il pomodoro, alla fine si aggiunge del “parmigiano vegano”, io ho tritato semi di girasole, mandorle e pinoli, ne ho messo un po' in padella a fine cottura e ho mantecato con l'acqua di cottura della pasta, poi ne ho aggiunto anche altro nei piatti.
Le tagliatelle erano normali tagliatelle all'uovo, le solite: 2 uova, 200 gr di farina 2, un cucchiaio di olio evo.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Ovviamente le tagliatelle in questo caso non sono vegane, solo il ragù, ma metto lo stesso il post nell'etichetta ricette vegane.
Pubblicato da
stelladisale
alle
19:56
17
commenti
Etichette: * pasta, * piatti unici, ricette vegane
venerdì 29 gennaio 2010
Vita nei libri e libri nella vita
Non era bello una volta quando si facevano i meme? si lo so che tutti dicevano oddio mi hai passato un meme come fosse una malattia però poi si facevano ed era divertente, per lo meno alcuni erano divertenti, poi è passata la moda dei meme e adesso questi giochini girano in fb, ma è diverso perchè li vedono solo pochi amici la maggior parte dei quali chissà chi sono, insomma per farla breve questo giochino l'ho visto lì ma poi fiordisale c'ha fatto un post, che lei ama 'ste cose, si sa, e io dietro a ruota e mi sono divertita un casino a cercare nella mia libreria...
Consiste nel rispondere alle domande con un titolo di un libro, fatelo anche voi, dai che è divertente :-)
SEI UN UOMO O UNA DONNA?
Lucertola - Banana Yoshimoto
DESCRIVITI:
No Logo - Naomi Klein
COME TI SENTI?
Una pace perfetta - Amos Oz
DESCRIVI DOVE VIVI AL MOMENTO:
Un posto nel mondo - Fabio Volo
SE POTESSI ANDARE OVUNQUE, DOVE ANDRESTI?
Ritorno alla terra - Vandana Shiva
COSA AVRESTI VOLUTO FARE DA GRANDE
Pura vita - Andrea De Carlo
LA COSA CHE TI FA SOFFRIRE MAGGIORMENTE
L'oblio - Josephine Hart
UNA COSA CHE NON FARAI MAI
Castelli di rabbia - Alessandro Baricco
TU E IL/LA TUO/A MIGLIOR AMICO/A SIETE..?
Diario di scuola - Daniel Pennac
COSA TI MANCA
La spiaggia - Cesare Pavese
LA STAGIONE IN CUI TI SENTI PIU’ VIVO
La vampa d'agosto - Andrea Camilleri
MOMENTO PREFERITO DELLA GIORNATA
Quel che resta del giorno - Kazuo Ishiguro
SE LA TUA VITA FOSSE UNO SHOW TELEVISIVO, COME SI CHIAMEREBBE?
Come l'acqua che scorre - Marguerite Yourcenar
CHE COS’È LA VITA PER TE?
Il nocciolo della questione - Graham Greene
UN ANNO CHE NON SI PUO’ DIMENTICARE
L'amore a Londra e in altri luoghi - Flavio Soriga
LA TUA RELAZIONE:
Il campo di nessuno - Daniel Picouly
HAI PAURA DI?
Io non ho paura - Nicolò Ammaniti
IN ALCUNI MOMENTI TI SENTI…
La straniera - Younis Tawfik
UN LUOGO IN CUI NON SEI MAI STATO
Il giardino dell'eden - Ernest Hemingway
MEZZO DI TRASPORTO PREFERITO
Un altro giro di giostra - Tiziano Terzani
preferibilmente
Ad occhi chiusi - Gianrico Carofiglio
QUAL È IL MIGLIOR CONSIGLIO CHE TU POSSA DARE?
Non buttiamoci giù - Nick Hornby
UNA COSA DI CUI SEI CONSAPEVOLE
L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera
OGNI TANTO PENSI CHE…
Non è successo niente - Antonio Skarmeta
DI COSA HAI BISOGNO IN QUESTO MOMENTO
Vino, patate e mele rosse - Joanne Harris
OGNI TANTO TI DOMANDI…
Per dove parte questo treno allegro - Sandro Veronesi
PENSIERO DELLA GIORNATA
E' stata una vertigine - Maurizio Maggiani
SE POTESSI RIAVERE INDIETRO QUALCOSA DALLA VITA COSA VORRESTI?
Qualcosa da tenere per se - Margherita Oggero
IL TUO MOTTO
Parti in fretta e non tornare - Fred Vargas
Pubblicato da
stelladisale
alle
21:26
19
commenti
Etichette: - pensieri vari
giovedì 28 gennaio 2010
Biscotti salati vegani all'avena


Biscottoni perfetti per la prima colazione, semplici e velocissimi da fare.
Li ho copiati qui, da yari, dove c'è sia la versione dolce che quella salata.
Si prestano a varianti di tutti i tipi, cambiando spezie, farina, fiocchi, aggiungendo semini...
Io li ho fatti così:
100 gr fiocchi d'avena grandi bio
100 gr farina tipo 2 bio
mezzo cucchiaino di cumino
mezzo cucchiaino di anice
mezzo cucchiaino di sale affumicato
1 cucchiaino di cremor tartaro di quello addizionato col bicarbonato e l'amido che si trova nei negozi bio
50 gr olio evo
acqua calda q.b.
Si uniscono tutti gli ingredienti, per ultima l'acqua fino ad avere un composto molle appiccicoso.
Si stende su carta forno infarinata col mattarello molto infarinato, si lascia riposare 15 minuti (nel frattempo si scalda il forno) e poi si taglia con la rotella.
Si cuoce a 150 gradi 20 minuti circa.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
13:38
20
commenti
Etichette: * pane, ricette vegane
mercoledì 20 gennaio 2010
Stecche senza impasto quasi baguette

Mesi che rincorro la baguette e quando pensavo di star facendo un'altra cosa, me la ritrovo, è lei, la baguette, morbida dentro, con la mollica non compatta e alveolatissima, con la crosta croccante e sottile non troppo secca, morbida che la puoi schiacciare, non troppo alta e neppure troppo bassa, che tagliata non ha la forma tonda ma semmai ovale, non più larga di 6/7 centimetri e lunga, insomma la baguette, me la ricordo benissimo, sarà un po' che non compro il pane ma la baguette me la ricordo, è questa.
Quella di parigi, comprata ancora calda in rue de la roquette e poi mangiata col camembert a colazione, quella di londra, comprata tutte le sere di corsa in sloane street al drugstore "ne mangi eh di pane?" e mi sentivo in un telefilm americano, "è per il ristorante"...
E poi ancora parigi parigi parigi, per me parigi è la baguette, chissenefrega dei macarons, questo per dire che non mi sono bevuta il cervello, se dico che le somiglia le somiglia, mancano i tagli diagonali, le estremità un po' a punta, è leggermente più piatta, se no sarebbe proprio lei.
Perchè mi son stupita tanto? perchè questa non sarebbe la ricetta della baguette, è diverso l'impasto, diversa la formatura, sopra c'è anche un filo d'olio che nella baguette non ci sarebbe, questa è la ricetta delle stecche senza impasto, un'altra cosa della serie "pane for dummies" che lo lasci un giorno a lievitare e fa tutto da solo.
La ricetta della baguette la cerco da un po', l'ho anche trovata (in mezzo ad un sacco di robe strane chiamate baguette, sembra che qualunque filoncino venga chiamato baguette, addirittura in un forum una cosa tonda pennellata d'uovo con dentro burro e latte è stata chiamata baguette!) l'ho trovata ma solo col lievito di birra, o col lievito di birra insieme alla pasta madre, il primo per la lievitazione, l'altra "per il sapore". Lo spiegate voi alla mia pm che dovrebbe essere relegata, se pur per una buona causa, al ruolo di insaporitrice e accoppiarsi al lievito di birra? Quella mi s'addormenta un'altra volta come due anni fa! Meglio non rischiare. Ho anche provato a convertire una ricetta per la pasta madre ma niente, m'è venuta 'na schifezza, non è che non fosse commestibile, è che non era la baguette.


Insomma per farla breve la ricetta di queste stecche senza impasto ma che si sentono baguette l'ho trovata qui: e l'ho fatta uguale, ho solo usato la farina 2, the best :-) e ho usato il malto al posto dello zucchero, e non ho messo il rosmarino.
50 gr pasta madre appena rinfrescata
455 gr farina tipo 2 bio
350 gr acqua
mezzo cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di malto di grano
sale e olio
L'impasto è il tipico impasto da pane senza impasto, cioè molle, molto idratato. Più che impastare si mischia bene il tutto per amalgamare gli ingredienti, con le mani.
L'ho lasciato 24 ore a lievitare coperto nel forno spento, ma se mi serve il forno lo metto in un armadietto, basta che sia al riparo. Devono formarsi le bolle.
Poi ho infarinato bene la spianatoia, versato l'impasto, con l'aiuto della farina ho dato tre giri di pieghe del primo tipo, queste, spostato su un canovaccio pulito non lavato con detersivi e infarinato, pennellato di olio evo, cosparso con una presa di sale, avvolto nel canovaccio e lasciato riposare per un paio d'ore. Dopo un'ora e mezza, cioè mezz'ora prima della fine della lievitazione, ho acceso il forno a 200 gradi (ma dipende dal forno). Ho tagliato in 4 strisce l'impasto, sempre aiutandomi con la farina perchè è ancora un po' appiccicoso, ho tirato le 4 strisce più lunghe possibile, senza schiacciarle le ho spostate sul tappetino di silicone messo sulla griglia del forno, praticamente sono talmente molli che solo spostandole si allungano, meno si toccano e meglio è perchè dentro ci sono le bolle. Con queste dosi vengono 4 filoncini della lunghezza del forno.
Ho pennellato con poco olio e sparso poco sale, nel frattempo il forno era a temperatura, ho cotto 20 minuti circa e mangiato subito, appena si riesce a farlo senza ustionarsi. Se si mette in freezer basta scaldarlo un attimo in forno quando è scongelato e torna come nuovo.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
14:35
62
commenti
Etichette: * pane
lunedì 18 gennaio 2010
Riso integrale mirto e castagne

Tempo di cose semplici, gennaio. Con un grande anno vuoto davanti non viene anche a voi un po' di vertigine? Poi con la primavera passa.
Dal tempo delle castagne ne avevo ancora un po' in freezer già cotte, per la verità non sanno di niente, proverò l'anno prossimo a congelarle crude, messe nel riso però danno quel tocco di dolcezza che col mirto ci sta bene. In sardegna a settembre tra le altre cose avevo preso delle bacche di mirto secche senza sapere poi cosa farne, in pratica, allora ho pensato ad un decotto, e ci ho cotto il riso, ovviamente integrale.
Il riso l'ho cotto come al solito facendogli assorbire tutta l'acqua di cottura (circa un litro di acqua per tre pugni scarsi di riso). Ci mette circa 50 minuti ma dipende dal riso, io ho usato un baldo integrale biodinamico. Al bollore dell'acqua, prima di mettere il riso, ho messo due bustine di quelle per il te piene di bacche di mirto e le ho fatte bollire col riso, togliendole però dopo una decina di minuti, per paura che diventasse troppo amaro. Il mirto da al riso quel sapore inconfondibile amarognolo che magari da solo potrebbe essere troppo preponderante ma che con qualcosa di dolce ci sta bene (castagne, ma anche zucca, carote).
Mentre il riso cuoceva ho scaldato dell'olio evo in padella ed ho cotto dello scalogno tritato a fuoco basso, ho aggiunto le castagne tagliate a pezzetti, un pizzico di un mix di spezie fatto al momento (pepe nero, peperoncino, coriandolo, anice, cumino, chiodo di garofano), un pizzico di sale affumicato, un bicchierino di liquore di mirto rosso e del pepe rosa intero che mi piace trovare sotto i denti ma che al limite si può pestare col resto delle spezie. Non ho aggiunto altro. Il sale nell'acqua del riso non lo metto mai, secondo me rovina il sapore ma son gusti. Quando il riso è stato cotto l'ho aggiunto al condimento in padella, girato, lasciato riposare un minuto e servito.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
14:53
16
commenti
Etichette: * riso, ricette vegane
mercoledì 13 gennaio 2010
Cose che funzionano 2
Come sa chi mi conosce ho quasi eliminato i detersivi e i detergenti di sintesi. Sembra strano ma quando si impara come muoversi si scopre che usiamo soprattutto cose inutili che ci hanno convinto siano utili solo per motivi commerciali. Non mi dilungo perchè ci avevo fatto un post. Alla fine uso soprattutto sapone di marsiglia, le noci lavatutto non le uso quasi mai perchè non ho capito se lavano oppure no. A volte faccio prima un ammollo, per le cose bianche aggiungo succo di limone e soda solvay e poi metto in lavatrice con l'aceto nella vaschetta dell'ammorbidente. Nient'altro. Ho comprato tempo fa il percarbonato ma non ho ancora sentito il bisogno di usarlo. Quest'estate ho smacchiato una tovaglia con una poltiglia di sale e succo di limone messa al sole. Son soddisfazioni :-)
Per il viso uso spesso l'olio di sesamo con olio essenziale di tea tree. L'olio di sesamo è quello alimentare che c'è nei negozi bio, l'olio essenziale puro di melaleuca ce l'ho messo io, è disinfettante. Sto cercando di perdere il vizio del sapone liquido per usare i saponi solidi, quello liquido lo uso solo nella vasca da bagno ma ci aggiungo bicarbonato e ne uso molto meno di prima. Insomma si procede.
Per farla breve ieri ho ricevuto un altro pacchetto. Questo sito lo puntavo da un po': la saponaria. Avevo messo anche il link nei post cosmesi ecologica e pulizie ecologiche. Fanno saponi artigianali. Li fanno loro a mano con ingredienti selezionatissimi, per esempio non usano olio di palma di nessun tipo per i motivi che spiegano anche nel blog.
Non hanno un commercio elettronico ma basta mandare una email e si fa in un attimo. Mandano il listino, si fa l'ordine, si fa il bonifico, inviano la merce col corriere, semplice e veloce. I prezzi sono bassi considerata l'alta qualità del prodotto. Il packaging è ecologico e curato graficamente. L'impacchettamento è senza plastiche inutili. E soprattutto i prodotti sono naturali al 100%, come è rarissimo trovarne in commercio.
Ho comprato 4 saponette (argania spinosa e olio evo, papavero e cipresso, mediterraneo con aloe, propoli e limone), il sapone di marsiglia da bucato (con tea tree e citronella), le scaglie di sapone di marsiglia, l'olio di mandorle e l'olio di jojoba. Mi hanno mandato anche due saponettine omaggio.

In coda vorrei ringraziare Vera, la vegana più simpatica dell'web. Diciamo che lo swap di natale ha funzionato solo a metà visto che di pacchetto me n'è arrivato solo uno. Ma dato che siamo nel post "cose che funzionano" ringrazio la metà che ha funzionato. Vera è stata molto gentile, ci siamo scambiate alcune email, si è scusata perchè non era riuscita a spedire il pacchetto entro il 10 come da regolamento, pacchetto che comunque nonostante la neve è arrivato il 23 dicembre ed è stato molto gradito, ovviamente, perchè confezionato col cuore. Il suo pacchetto è questo qui sotto, conteneva dolci vegani fatti da lei, nocciole e noci nel malto, castagne, il pisto, pirottini di natale e un suo biglietto.

Pubblicato da
stelladisale
alle
21:51
10
commenti
Etichette: - pensieri vari
lunedì 11 gennaio 2010
Cose che funzionano
Ultimamente mi sono lamentata un po' per cui vorrei fare un paio di considerazioni positive, per cominciare bene l'anno :-)
Come qualcuno sa (essendomi gasata in modo eccessivo quando è arrivato il depliant trilingue due mesi fa) da gennaio nel mio paese piccolissimo (non fai a tempo ad arrivarci che, ops, sei già in un altro comune e non te n'eri accorto) è cominciata la raccolta differenziata porta a porta. Con un ritardo notevole rispetto a molti paesi della zona, del resto.
Viene raccolto l'organico in bidoncini marrone distribuiti dai vigili gentilmente porta a porta, con altri bidoncini, verdi, per vetro e lattine. Poi viene raccolta la plastica, la carta e il tetrapak, e poi l'indifferenziato, in sacchetti trasparenti. Beh ho scoperto una cosa, io di indifferenziato ne produco così poco ma così poco che quando avrò fatto un paio di aggiustamenti che vorrei fare ne produrrò probabilmente quasi zero.
Perchè se non usi cose usa e getta, se non compri troppe cose confezionate, se dividi bene tutta la tua immondizia con pignoleria, alla fine cosa ti resta? Quasi niente.
Pensiamoci quando discutiamo di inceneritori termovalorizzatori e discariche.
In realtà io sono un'ottimista, do sempre per scontato che le cose funzionino e possano funzionare. E se una volta non funzionano la prendo come un'eccezione. Stop.
Per esempio credo in internet e in chi ci crede, trovo che sia stata un'invenzione epocale che dovremmo usare meglio ma comunque meno male che c'è.
Ho fiducia da anni negli acquisti on-line. Non ho mai pensato che fosse rischioso usare la carta di credito in internet, non più che al ristorante o al distributore. Ho fiducia anche nelle poste e nei corrieri. Lo dico perchè ultimamente mi sono lamentata perchè non sono arrivate un paio di cose.
Quasi sicuramente dipende da chi doveva spedire.
Negli anni ho comprato on-line tantissime volte. Centinaia. Potrei farvi un elenco interminabile di acquisti tutti andati a buon fine. Centinaia di libri prima di tutto. La macchina fotografica, il telefonino, il cordless, perfino la sedia stokke che dondola su cui sono seduta adesso. Poi farina, cereali, legumi, saponi, stampi per il panettone, sementi, spezie, tè e alghe. Spesso cose introvabili se non on-line. Spesso a prezzi più bassi dei negozi e con informazioni più dettagliate.
Ho avuto problemi solo con terreexotique che dopo due volte che il pacco gli è ritornato al mittente (chi lo sa il perchè) m'ha mandato un assegno in una busta per posta ordinaria (per dire che a volte pensiamo di essere imbranati noi italiani, beh non è sempre così).
L'ultimo acquisto che ho fatto, per esempio, sono queste cose qui sotto. Sempre presa dalla riduzione dei rifiuti ho pensato di provare finalmente una cosa che volevo provare da tempo: la luffa. E' una spugna vegetale, la si può anche seminare e coltivare, è una specie di cetriolone che poi si fa seccare.
Già che c'ero ho acquistato anche delle sementi, che ormai è quasi primavera :-)
Mi hanno mandato omaggio una bustina di semi di peperoncino di cayenna, anche.
Il sito è I fiori del bene.
Ho ordinato il 4 gennaio, pagato con paypal (comodissimo basta scrivere la password), m'è arrivata subito la mail di benvenuto con la conferma dei dati dell'account, la mail di conferma da paypal dell'avvenuto pagamento e poi la mail di conferma dal negozio del pagamento ricevuto, poi la conferma dell'ordine con il dettaglio dell'ordine e i link per controllare sul sito lo storico ordini e il mio account, dove si scarica anche la fattura, poi mi è arrivata la mail che il mio ordine era in elaborazione, sempre il 4 gennaio, poi il 5 gennaio mi è arrivata la mail che l'ordine era stato spedito, con link per tracciare la spedizione sul sito delle poste. Il 9 gennaio, sabato, è arrivato, consegnato dalla postina per posta raccomandata, semplicemente.
Questa è, E DEVE ESSERE, la norma.
Per la cronaca la busta è arrivata da Procida (Napoli).

Altri siti che funzionano dove ho acquistato nell'ultimo anno:
palatifini (sali vari e spezie introvabili, il pepe lungo per la precisione)
labottegadellaluna (mooncup)
insiemeate (te verde, bustine vuote per il te, termometro)
etsy (orecchini bellissimi che ho regalato, arrivati dalla francia)
plurimix-point (farine biologiche e stampi per panettone)
tibiona (farine biologiche, riso, mandorle, legumi)
algheria (alghe)
lafeltrinelli (libri)
bol (libri)
unilibro (libri)
libreriauniversitaria (libri)
Nel caso non fosse evidente non ho ricette da postare.
Pubblicato da
stelladisale
alle
17:16
32
commenti
Etichette: - pensieri vari
venerdì 8 gennaio 2010
Tartellette mele e mandorle vegane senza zucchero

E' da quando ho fatto la crostata di mele e mandorle di adriano (che è venuta 'na schifezza perchè io quelle cose lì non le so fare) che ho voglia di farne una a modo mio.
Queste tartellette son venute buonissime, dolci (fin troppo per i miei gusti ma volevo fare una cosa che sembrasse “normale”), friabili, equilibrate, credo il miglior dolce vegano senza zucchero che io abbia fatto, ma forse lo dico tutte le volte, ovviamente digeribilissime e antintolleranze. La “frolla” è morbida e friabile, ma non contiene grassi idrogenati margarine oli di semi o altre porcherie, è fatta con olio evo che per i dolci è perfetto, non ce n'è neppure molto. Ovviamente non lo si sente il sapore, serve a dare friabilità.
130 gr farina 2
100 gr farina di mandorle (mandorle senza pellicina tritate nel macinacaffè)
un terzo circa di cucchiaino da caffè di vaniglia bio in polvere
mezzo cucchiaino da caffè di cremor tartaro di quello naturale già addizionato col bicarbonato
un pizzico impercettibile di sale
2 cucchiai di malto di grano bio
2 cucchiai di olio evo
latte di mandorle bio non dolcificato q.b. (ma ne basta pochissimo, se non lo avete va bene l'acqua o altro latte vegetale)
2 mele piccole bio
2 cucchiai di malto di grano bio
1 cucchiaio di calvados
mandorle a lamelle
2 cucchiai di malto
acqua
Mischiare tutti gli ingredienti amalgamando bene, se serve aggiungere un pochino di latte di mandorle, e lasciar riposare (non c'è bisogno di mettere in frigo) mentre si preparano le mele.
Tagliare a dadini due mele piccole (le mie erano golden) pelate (il torsolo e la buccia potete metterli in freezer per fare la pectina, al limite... mai provato eh ma ci vorrei provare). Cuocerle in padella con 2 cucchiai di malto e 1 di calvados (o marsala ma allora magari diminuite il malto) fino a quando sono cotte ma non spappolate, una decina di minuti.
Ungere gli stampini e stendere la pasta con le mani, alta mezzo centimetro circa, livellando bene i bordi, mettere le mele a dadini con un po' di sughetto che s'è formato e cospargere di mandorle a lamelle. Infornare a 170 gradi per 15 minuti circa, fino a doratura leggera.
Sciogliere due cucchiai di malto con un cucchiaio di acqua in un pentolino.
Quando sono fredde versarlo caldo a filo sulle tartellette (o pennellarlo) per dare un aspetto lucido, senza esagerare, se no si bagna troppo la pasta sotto.
Si conservano benissimo per almeno 3 giorni. Con queste dosi ne vengono 8/9.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
09:24
14
commenti
Etichette: * dolci, ricette vegane
sabato 2 gennaio 2010
Arrosto di seitan al vino rosso e arancia

Fare il seitan è facilissimo e si fa in un attimo! Ed è anche buono, niente a che vedere con quella cosa che si compra nei negozi bio, che non m'è mai piaciuta, oltretutto quello lo trovo pesante mentre questo è leggero e digeribilissimo.
Comunque cominciamo dall'inizio, come procedimento ho seguito più o meno questo.
Per il seitan:
1 chilo di farina integrale di kamut biologica* (vedere in fondo per la predichetta)
acqua q.b.
Per il brodo:
salsa di soia/zenzero fresco/scalogno/anice e cumino
(ci voleva la kombu ma mi sono dimenticata di metterla, si possono usare altre spezie, erbe, verdure)
Ho impastato pochi minuti la farina (senza setacciarla prima) con acqua come per fare il pane, fino ad ottenere un panetto morbido non appiccicoso, e l'ho messo in frigo, coperto.
Dopo un'oretta l'ho tolto, l'ho messo in una pentola piena di acqua fredda ed ho cominciato a "sciacquarlo" stringendo e mollando con le mani, cambiando ogni tanto l'acqua, fino a quando non diventa abbastanza limpida, ma non troppo, un po' di amido è meglio lasciarlo così resta più morbido, ad un certo punto tende a sfaldarsi ma alla fine rimane un panetto morbido spugnoso bello compatto (con un chilo di farina m'è venuto un seitan da 500 grammi abbondanti).
L'acqua con l'amido si può tenere, soprattutto quella iniziale che ne contiene di più, prima di tutto è molto utile per lavare i piatti e poi la si può anche usare per addensare zuppe o altro.
A questo punto questa massa di glutine va fatta bollire nel brodo, fatto con gli ingredienti che si preferiscono, ma consigliati sono salsa di soia, zenzero e kombu. Io non l'ho legato, l'ho solo lavorato un po' con le mani per renderlo più compatto e poi l'ho buttato nel brodo bollente, non s'è mosso d'un millimetro, invece, come vedete dalle foto, si gonfia parecchio. Poi l'ho anche fatto rosolare in padella.
Nella foto 1 il seitan crudo, nella foto 2 il seitan bollito (essendo lo stesso piatto si vede che è cresciuto), nella foto 3 il seitan passato in padella per farlo insaporire ulteriormente con olio e salsa di soia (è solo un po' più unto, più che altro la cosa che mi piace di queste tre foto è che si vede la luce che cambia perchè s'è fatta sera anche se non centra niente col seitan). A questo punto si potrebbe anche mangiare, in pratica è l'arrosto di erbaviola, ma il seitan secondo me più lo si
Per la ricetta ho preso spunto da qui.
Per la marinatura:
500 gr di seitan bollito e passato in padella come sopra
250 ml di vino rosso (io ho usato un cannonau riserva preso in cantina sociale a castiadas, sardegna)
1 arancia bio
1 cipolla bianca (ma rossa è meglio)
2 cucchiai di olio evo
sale affumicato
pepe rosa intero
pepe misto macinato
chiodo di garofano tritato
zenzero
Per la cottura in forno:
mezzo radicchio trevisano e tutto quello che è stato messo nella marinatura
Ho tagliato a fette il seitan perchè assorbisse meglio gli aromi, lasciandole però attaccate in fondo in modo che fosse più maneggevole da spostare. L'ho messo in una ciotola con tutti gli ingredienti della marinata, la cipolla tagliata a dadini piccoli, lo zenzero anche, l'arancia pelata al vivo dopo aver tolto la buccia col rigalimoni. Ho lasciato tutta notte in frigo (per la verità dalle 7 di sera fino alle undici del giorno dopo).
Ho messo in una teglia il radicchio tagliato a striscioline, il seitan e tutta la marinata.
Ho cotto a 180 gradi per 45 minuti.
Buono, buono, buono. Non vi so dire di cosa sa, ma è buono, con una consistenza perfetta spugnosa il giusto. Il sughetto invece lo so di cosa sa, sa di vin brulè :-) Ovviamente ci si beve insieme lo stesso vino.



* Qualcuno usa la manitoba perchè contiene più glutine o la farina non integrale pensando che tanto poi la crusca va tutta sciacquata via. Io la manitoba non la uso quasi più semplicemente perchè non sa di niente, il pane viene gonfio ma poco saporito e leggermente gommoso il giorno dopo e chissenefrega se viene più alveolato, noi non siamo mica industre che misurano la "qualità" del pane in centimetri, no? Non ci interessa di vendere aria. Ci interessa il sapore e il valore nutritivo. Se no è inutile fare le cose in casa. Se viene poco saporito il pane figuriamoci il seitan! La farina di kamut è molto proteica, 14,4% la mia per la precisione, integrale biologica, contro un 15,30% della manitoba bio che ho usato per il panettone, e un 11,5% delle solite farine bio 0 e 2 che uso normalmente (la mia preferita è la 2, in assoluto). Più la farina è raffinata e più è povera di valori nutritivi, per questo non uso più neppure la 00. Se però c'è troppa crusca contiene troppi fitati ma integrale non vuole dire "con la crusca", integrale vuole dire completa, cioè con il germe, soprattutto, e con un po' di crusca, ma la parte più esterna viene comunque eliminata. Quando una farina integrale è piena di crusca, cioè molto scura e setacciandola rimane un sacco di "pula" nel setaccio, vuole dire che non è vera integrale ma farina bianca cui è stata aggiunta crusca, e di sicuro non è biologica (i prodotti biologici hanno regole più restrittive di quelle dei prodotti convenzionali). Altro motivo per non comprare mai farina integrale non biologica è che tutte le sostanze chimiche dell'agricoltura convenzionale si depositano nella parte esterna del chicco, per cui, se proprio vivete nell'unico posto dell'universo dove non esiste un negozio di prodotti bio e non esiste neppure la possibilità di comprarla on-line (ma allora non sareste qui), e proprio dovete per forza comprare della farina non biologica compratela bianca e limitate il danno. Comunque, per tornare al seitan, la farina integrale non va tutta dispersa nell'acqua, non più di quella bianca, e il seitan sicuramente è più saporito e nutriente se fatto con la farina integrale. (Per chi non lo sapesse ricordo che la crusca non è salutare perchè contenendo fitati inibisce l'assorbimento dei nutrienti, i fitati - che sono contenuti soprattutto nei legumi e nei cereali - vengono comunque disattivati con l'ammollo, la lievitazione naturale lunga, la germogliazione)
Oltretutto gironzolando nei blog ho scoperto da vera, che ha fatto più esperimenti di me, qui e qui, che usando la farina bianca invece che la farina integrale si ottiene meno compattezza, più è raffinata la farina e più si scioglie il tutto rendendo molto meno perchè c'è più dispersione nell'acqua, in rete si trovano racconti molto divertenti di persone che usando la farina sbagliata se la son ritrovata quasi tutta andar giù dal lavandino e son rimasti letteralmente con niente in mano. Per cui spendiamo un po' di più ma compriamo farina buona integrale biologica, o semintegrale, come la 2, il risparmio rispetto al seitan comprato è comunque notevole anche con una farina che costa un occhio come quella di kamut.
vuoi stampare o salvare la ricetta? (.pdf)
Pubblicato da
stelladisale
alle
22:48
31
commenti
Etichette: * piatti unici, ricette vegane
lunedì 28 dicembre 2009
Additivi e buon anno
Chi mi conosce lo sa. Uso pochissimi prodotti industriali, anzi direi nessuno, così a bruciapelo, compro cose biologiche, se le trovo biodinamiche, mi faccio quasi tutto in casa, qualcuno direbbe che sono rigida o fissata o paranoica. Mi affascina l'arte della lettura delle etichette, sempre che uno si ricordi di portarsi gli occhiali al super, e quando vedo una E maiuscola seguita da numeri di solito evito di acquistare, qualunque cosa indichi, ma mi rendo conto che è una scelta un po' radicale, non da tutti praticabile. In un mondo ideale qualcuno si dovrebbe occupare di tutelarci, vietando sostanze dannose per la nostra salute e testando seriamente le sostanze prima di metterle sul mercato. Nel mondo reale è evidente che questo non succede e più ci si informa meglio è, perchè se non stiamo attenti ci vendono veri e propri veleni.
Sto parlando degli additivi alimentari, sostanze prive di valore nutritivo aggiunte agli alimenti per fini tecnologici (coloranti, edulcoranti, conservanti, antiossidanti,...). A me stanno antipatiche a prescindere per un motivo semplice: che bisogno abbiamo di colorare del cibo, di dargli una dolcezza che non ha naturalmente di suo, di conservarlo più del suo tempo logico di conservazione, eccetera? Il motivo è commerciale ed è legato all'industria, quando questo cibo diventa una merce deve essere conservato a lungo senza problemi, trasportato da un capo all'altro del mondo, mantenere a lungo colore e consistenza, resistere a sbalzi di temperatura, avere un sapore standard che non dipenda dagli ingredienti impiegati, insomma diventa una cosa finta. E più scadenti sono le materie prime utilizzate e più l'industria ha bisogno di additivi. Lo dimostra il caso del parmigiano che viene prodotto senza additivi perchè è un prodotto di qualità. Insomma non sono indispensabili, la maggior parte non lo sono.
In realtà non tutti gli additivi (380 permessi dalla C.E.) sono dannosi e tossici, basta conoscerli meglio. Esistono additivi naturali (ricavati da fonti naturali), additivi natural-identici (di sintesi chimica ma che riproducono sostanze esistenti in natura) e artificiali/sintetici (di sintesi chimica inventati dall'uomo, che non esistono in natura). La legge però non obbliga ad indicare in etichetta a quale delle tre categorie l'additivo appartiene, e questo crea equivoci (c'è differenza di tossicità tra una sostanza naturale e una sostanza con lo stesso nome ma natural-identica). La scelta di prodotti biologici ci protegge solo in maniera parziale, perchè alcuni additivi, anche natural-identici, sono permessi anche nei prodotti biologici, pur essendo un numero molto più basso gli additivi permessi (una cinquantina su 380), per esempio sono vietati tutti i coloranti. Ci protegge di più la scelta di alimenti biodinamici (il marchio Demeter permette solo una decina di additivi).
Avremmo insomma bisogno di una guida chiara e informazioni precise e consigli utili. Per questo quando izn mi ha proposto di parlare del libro di Matteo Giannattasio e Carmen Rucabado Romero - "Gli additivi alimentari - Una guida" che era in uscita ho accettato subito, mi interessava l'argomento. Sinceramente davo per scontato che ci inviassero almeno il libro, invece no, solo alcune pagine in pdf (dalle quali ho estrapolato le poche informazioni soprastanti), peccato.
Sembra comunque interessante e alla fine l'ho acquistato (perchè mica posso parlare di una cosa che non conosco), nell'unico posto (mi sembra di capire da una ricerca nei siti di libri) dove è possibile acquistarlo, cioè qui, 12 giorni fa, ma non ho ancora ricevuto nè il libro nè nessun tipo di indicazione sulla spedizione (e sono quelle tipiche cose che mi mandano in bestia, per fortuna compro on-line spessissimo e mi capita raramente, la maggior parte dei siti di e-commerce funziona benissimo), magari se prima o poi me lo spediranno e quindi potrò finalmente leggerlo vi saprò dire di più.
Auguro a tutti buon anno, perchè non credo posterò prima, sperando che il 2010 ci porti un po' più di fiducia in internet, nei blog, nei blogger, nelle tecnologie (che solo conoscendole si possono usare senza esserne usati), nell'ampiezza, nella libertà... Auguro a tutti, e soprattutto a me stessa, per il nuovo anno, tante cose nuove da imparare. Se proprio non possiamo avere la saggezza che cerchiamo almeno di avere la conoscenza, quella che più sai e più sai di non sapere, perchè è confortante sapere di non sapere tante cose, che almeno sappiamo cosa fare, nel futuro, ogni giorno. Buon 2010.
Pubblicato da
stelladisale
alle
14:19
31
commenti
Etichette: - pensieri vari






